Un’antica strada militare, ora asfaltata, porta da Tarcento a Sedilis e, di qui, sul Monte Bernadia. La strada prosegue poi sulla costa del Monte sovrastante la Val Cornappo e ridiscende nella Val Torre passando per Villanova delle Grotte.
Quasi sulla cima del Monte, sorge un antico forte posto a difesa della pianura friulana.

Gli alpini di Tarcento, sotto la guida del loro capogruppo Enrico Mattighello, dopo la seconda guerra mondiale idearono di costruire quassù un monumento in ricordo dei Caduti della «Julia».
Si costituì un comitato che comprendeva, oltre a quello di Tarcento, anche i Gruppi A.N.A. di Billerio, Segnacco, Sedilis, le Sezioni Mutilati e Combattenti e l’Associazione pro Tarcento.
L’opera progettata da Gianni Avon, rappresenta due penne mozze che si alzano verso il cielo a significare il sacrificio dei Caduti. Sulla cima c’è il faro che irradia la sua luce.
Nel suo interno l’altare e la Madonnina della «Julia» (dono dell’Arciprete di allora Camillo Di Gaspero) ed il sacrario dove riposano le salme di sei caduti.
Il Monumento sacello è stato assegnato al Commissariato generale onoranze ai Caduti, dipendente dal ministero della Difesa ed è incluso nell’elenco dei Sacrari della Patria.
I lavori ebbero inizio il 26 settembre 1954, giorno in cui, in occasione di una manifestazione alpina svoltasi sul Monte, si posò la prima pietra con l’intervento delle autorità civili, militari e religiose della Regione, e proseguirono alacremente anche con l’aiuto assai valido dei reparti alpini.

L’opera fu completata nel luglio del 1958 e la domenica del successivo 14 settembre, nel corso di un’Adunata triveneta indetta per l’occasione, fu inaugurata alla presenza di un’immensa folla e delle più qualificate autorità, fra cui i vecchi comandanti della «Julia»: i generali Ricagno, Battisti, Scarpa e Capello.

Da allora ogni anno, con notevole concorso di gente, la prima domenica di settembre si tiene il raduno di penne nere.
Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1960, durante un violentissimo nubifragio, una scarica elettrica squarciò il monumento in due tronconi, rovinando gravemente la cappelletta ossario.
Ma gli alpini tarcentini non si scoraggiarono e, riunito nuovamente il comitato, decisero di ricostruire il faro «com’era e dov’era».
Domenica 9 settembre 1962 il monumento fu riconsacrato e benedetto da mons. Di Gaspero, Arciprete di Tarcento.

Da ricordare che in quell’occasione furono inaugurati anche due pannelli in mosaico, opera della Scuola mosaicisti di Spilimbergo, su bozzetto del concittadino Giobatta Pittini.
Ora una lapide all’interno della cappelletta ricorda il ten. col. Enrico Mattighello, cui va l’indiscusso merito della realizzazione dell’opera.

Dal sito dell’A.N.A. Sezione di Udine